lunedì 3 ottobre 2016

Twitter e i suoi algoritmi



Il mio presunto comportamento automatico sarebbero dei semplici retweet, evidentemente in quel momento ad una frequenza (2 o 3 poco distanziati temporalmente) non gradita dai geniacci di Twitter.

Aggiornamento del 8 Ott 2016: dimenticavo di precisare che i retweet erano di tweet di Luciano Barra Caracciolo; vedere a questo proposito COMUNICAZIONE DI...CENSURA KAFKIANA.

Ai diversamente intelligenti che ma sono gli algoritmi, è il machine learning, quindi stacce, ribadisco quanto segue:
  1. siete dei moderni idiot savant tecnologici, per voi “algoritmi” ha la stessa funzione assolutoria de “la mano invisibile del mercato”; ma gli algoritmi chi li crea?
  2. Volete far passare l'idea che non ci devono essere responsabili del comportamento emergente degli automatismi (che mutano col tempo in modo opaco per l'utente e sanzionano un comportamento che fino a poco prima passava inosservato — questo implica il machine learning): l'utente privo di intenti malevoli che da questi viene intercettato è, secondo voi, colpevole di comportamento non conforme e va quindi sanzionato o, al limite, è una vittima collaterale sacrificabile.
Non vi rendete conto, oltretutto, che qualsiasi atto di censura in questo modo ha a priori negabilità plausibile.

Alle persone ragionevoli chiedo: siete sicuri che la questione sia di poca importanza adesso che questi automatismi sono diffusi e sempre più lo saranno in futuro, in contesti ben più delicati dei social network? Se questo atteggiamento insensato  dovesse contagiare anche il cittadino comune, sempre intenzionalmente male informato dagli operatori dell'informazione, e, peggio, il legislatore, vi immaginate le conseguenze? Per esempio nel caso delle auto a guida autonoma (per qualcuno self-crashing cars)?

Non mancherà la propaganda: «volete imbrigliare l'innovazione coi lacci&lacciuoli di normative farraginose! Questi sistemi sono più sicuri degli esseri umani, ci saranno meno incidenti!»

Può essere, ma è tutto da dimostrare; comunque quando è un essere umano al posto di controllo, l'errore umano, ritenuto imperscrutabile, è il jolly preferito da chi vuole scaricare le responsabilità sull'anello più debole della catena.

Quando l'operatore umano deve operare in condizioni che notoriamente stressano o eccedono le sue capacità cognitive, l'errore è prevedibile e, più spesso di quanto si pensi, prevenibile; lo si ignora volutamente se il costo della prevenzione viene ritenuto eccessivo e non vi è alcuna normativa a rendere obbligatorie le necessarie misure di sicurezza. L'automatismo, se passa la visione degli idiot savant di cui sopra, sarà un'ulteriore scappatoia, altro che sicurezza!


venerdì 20 novembre 2015

I traditori siete voi... merdacce!

Aggiornamento del 21 Nov 2015: Vanetti cerca amichevolmente, tramite Twitter, un contatto telefonico... con me!

Evidentemente non sono stato chiaro: fino alla sua richiesta di epurazioni ed evocazione orgogliona di un passato di fucilazioni sommarie lo avevo felicemente dimenticato. Questo perché è rappresentativo di una delle anime della sinistra che mi fanno vergognare di essere di sinistra (non è l'unica a crearmi imbarazzo, ovviamente). Non sono solo inefficaci, non solo sottraggono consenso ad analisi e proposte politiche di ben altro spessore, ma fanno di tutto per intralciare chi ha fatto nascere ed emergere un dibattito dove prima c'era solo un coro unanime.

Vanetti se hai avuto un ripensamento riguardo le sparate riportate qua sotto, bene: anziché cercare un chiarimento con me, che nel dibattito ho un peso fra lo zero e lo zero virgola niente, scrivi delle pubbliche scuse a Boghetta, Canfora, Giacché e Porcaro (mi limito a questi nomi perché non credo tu riesca a fare uno sforzo maggiore), che hai maldestramente cercato di mettere all'indice. Nel caso aggiungerò qui un link al tuo scritto.

A loro le tue scuse non servono, ma a chi ti segue e prende seriamente possono servire a riflettere su quanto sia controproducente rinchiudersi in un ghetto, farneticare di purezza e come risultato essere del tutto irrilevanti o peggio.

All'interno del recinto dell'eurozona non esiste destra o sinistra, esiste solo il pilota automatico, come si è premurato di ricordaci Draghi. Se si hanno delle idee per il dopo euro e si desidera che almeno parte di queste idee abbiano una qualche possibilità di concretizzarsi, è necessario creare un consenso il più ampio possibile attorno ad esse. Solo questo cambia i rapporti di forza, la capacità di aggregare consenso. Se alla sinistra radicale piace fare la minoranza minorata... cazzi suoi! Ma che almeno non rompa i coglioni a chi almeno ci prova.



Mentre invertebrati —col loro altreuropeismo immaginario (anche noto come questismo)traditori (loro sì!) della classe lavoratrice, in particolare, e del Paese, in generale, lanciano scomuniche...

[Aggiornamento: in realtà ho sbagliato nella classificazione del soggetto, trattasi di quelli che bisogna uscire da sinistra e che je rode il culo per il fatto che nessuno si è accorto del loro efficace(?) impegno di critica ai trattati europei e all'euro. Se ne era discusso anche nei commenti sul blog Goofynomics, ma francamente avevo rimosso cotanta produzione intellettuale... Il resto del discorso è a maggior ragione valido: non ci si può appellare neanche all'ignoranza sulla gravità della situazione.]


(nota bene: ove il poveraccio scrive «vanno» bisogna leggere «hanno partecipato al convegno Euro, mercati, democrazia 2015: ripensare l’unione dell’Europa, dove era presente anche Salvini».)

...e blaterano di fucilazioni alle spalle, proprio per distogliere vigliaccamente l'attenzione dalle proprie responsabilità...


... un tedesco(! non esattamente un personaggio in cerca di tutore, come questi ominicchi di sedicente sinistra1), con onestà intellettuale che il soggetto sopra ritratto non si può neanche sognare, spiega loro l'ovvio (tratto da Euro-dinamite dall'Italia):

La diagnosi sulla situazione dell’Italia e sull’euro che ho potuto ascoltare a Pescara, va sostanzialmente nella giusta direzione. È noto che l’Italia versa in una situazione economica estremamente difficile, quasi senza via di scampo, ed è altrettanto chiaro quale grande peso abbia il commercio estero all’interno dell’area euro su questa situazione di difficoltà. E la maggior parte dei partecipanti, e prima di tutti Alberto Bagnai, sapevano anche esattamente chi è il responsabile di questa situazione: la Germania2!

È sorprendente come a Pescara si siano seduti allo stesso tavolo partiti, dall’estrema sinistra all’estrema destra, che sarebbero altrimenti profondamente divisi, perché uniti dall’obiettivo comune di sviluppare un piano per uscire dall’euro nel modo migliore e più veloce possibile. Tanto è vero che si è parlato di agire in stretta collaborazione come in tempi di guerra unicamente per questo scopo, l’uscita dall’euro, ben sapendo che dopo si tornerà a percorrere strade diverse nella normale attività politica. Tutto questo riflette un impeto politico che io stesso avevo sottovalutato finora.

Chi, a sinistra, ha almeno un grammo di cervello dovrebbe spernacchiare e isolare questi velleitari (quando non prezzolati) inani pannetti, perché se dovessero essere presi seriamente, dai più ingenui, diventerebbero pericolosi.

Note
1. Proporrei di chiamarla, per comodità, sinistronza;
2. giova ricordare che qui Germania è usata come sineddoche, il tutto per la parte: non sono certamente i tedeschi nel loro complesso a beneficiare di questa situazione, bensì una minoranza;
si legga ad esempio La ricca Germania ha un problema di povertà.

lunedì 20 luglio 2015

Materiale sui rapporti fra fascismo e liberismo


sabato 6 settembre 2014

"Lenin, Trotsky, e la libertà dalla tirannia della conoscenza e della ragione", di Fabian Pascal

Come contributo a margine della discussione riguardo il post On the US democracy (for dummies), ampi stralci, tradotti in italiano e con mie annotazioni, tratti da Lenin, Trotsky, and freedom from the tyranny of knowledge and reason, di Fabian Pascal. L'articolo originale, del 23 Luglio 2004, al momento non è più disponibile sul sito di Pascal, Database Debunkings, ma è stato recuperato dalla Wayback Machine presso lo Internet Archive.

Una premessa riguardo il contesto di questo articolo: Pascal sostiene che le aberrazioni che rileva nel settore delle tecnologie dell'informazione (IT - Information Technology), nella fattispecie nell'ambito della gestione dei dati (data management), non sono altro che il risultato di problematiche più generali, a livello di interi sistemi sociali.

Dato che questo contributo riguarda un post di un blog di economia, ho tradotto solo le parti di interesse generale e omesso ciò che entra nello specifico della gestione dei dati.

Ecco le parti tradotte tratte dall'articolo di Pascal:

(Nota bene: the translation that follows is presumed in observance of the fair use doctrine)
[...] In esso [n.d.diBozzi: nell'articolo If You Liked SQL,You'll Love XQUERY] affermo quanto segue:
Quello che è veramente sorprendente non è solo la quasi totale mancanza di conoscenza da parte di professionisti, esperti, e anche di accademici, della storia e dei fondamenti del proprio settore (che non impedisce loro di fare pronunciamenti generalizzati; di ciò persino si vantano; in effetti Unskilled and Unaware of It [n.d.diBozzi: "non qualificati e incosapevoli di esserlo", anche noto come effetto Dunning-Kruger, citato più volte anche su Goofynomics, ad esempio in un mio commento al post A sua insaputa...]). Piuttosto, lo è anche la mancanza della più elementare capacità di ragionamento — confusione, vaghezza, incoerenza e un totale disprezzo per l'evidenza. Nei miei scritti quanto meno mi sforzo di essere logico, e di sostenere le mie argomentazioni o con prove dirette o con riferimenti alle fonti (il lettore è invitato a giudicare fino a che punto ci sono riuscito nel mio articolo in esame). Eppure, in tutta la conversazione su Slashdot il ragionamento e le evidenze a sostegno delle mie argomentazioni sono completamente ignorati, mentre nulla di simile a ciò viene offerto per le argomentazioni contrarie. Eppure sono io quello accusato di affermazioni non dimostrate. Il ragionamento mediocre in un campo fondato sulla logica è allarmante, e di sicuro fornisce ancora un altro motivo per cui il modello relazionale non è stato adeguatamente apprezzato nel settore.
Ho già scritto molte volte su questo argomento generale, ma la conversazione su Slashdot è così atroce che, sfinito come sono, mi sono reso conto che anch'io ho effettivamente sottovalutato il problema. Questo richiede un altro editoriale, quindi andiamo a cominciare.

Un po' di sintesi della mia storia personale è necessaria come contesto.
  • Sono nato in uno degli Stati più ostili del blocco sovietico [n.d.diBozzi: Romania] e ho vissuto —se quella si può chiamare vita— lì fino a quando avevo 13 anni. Quando l'emigrazione è stata consentita, chiunque poteva è fuggito, inclusi i nostri numerosi parenti stretti. Ci sparpagliammo in tutto il mondo e perdemmo i contatti e tutto ciò che avevamo.
  • Sono venuto negli Stati Uniti per studiare con una borsa di studio; mi sono iscritto ad un programma di dottorato di ricerca in scienze politiche, con l'intenzione di perseguire una carriera accademica, e per 15 anni ho studiato, fatto ricerca, insegnato e pubblicato su comportamento e sistemi politici (la mia laurea triennale è in economia, e ho anche ottenuto una laurea in economia aziendale).
Menziono questo per sottolineare che poiché ho davvero vissuto in uno Stato comunista, e studiato scienze politiche, ho una migliore comprensione dei sistemi sociali in generale, e della differenza tra i sistemi sovietico e statunitense, in particolare, rispetto agli ideologi da poltrona statunitensi/occidentali che non hanno né la mia esperienza, né la mia educazione; che si battono il petto in difesa della libertà, all'oscuro del suo vero significato; che non comprendono né il capitalismo, né il comunismo; e che, suppongo, non si sono mai presi la briga di leggere Lenin e Trotsky, ma sono comunque pronti a "lanciare i loro libri" contro quelli con cui essi non possono sostenere alcun significativo argomento intellettuale.

Ciò che mi colpì dopo aver vissuto negli Stati Uniti per un po', fu la somiglianza, ad un livello molto profondo, tra i sistemi statiunitense e sovietico: mentre i mezzi con cui raggiungono i loro obiettivi sono diversi, gli obiettivi stessi sono, a tutti gli effetti, identici: il controllo e lo sfruttamento della popolazione. Entrambi i sistemi indottrinano con la propaganda fin dall'infanzia. Ma poiché il sistema sovietico aveva la coercizione a sua disposizione, la propaganda non aveva bisogno di essere convincente: se sgarravi, il governo ti perseguiva duramente. Ecco perché la propaganda poteva essere sfacciata e assurda, e la popolazione era pienamente consapevole di ciò e non credeva in essa, faceva solo finta. Questo è anche uno dei motivi per cui il sistema sovietico è crollato.

Il sistema statunitense non può usare la coercizione (beh, non a livello sovietico, in ogni caso, ma dal modo in cui stanno andando le cose, dategli tempo), quindi deve fare affidamento esclusivamente sulla propaganda, che deve essere credibile. Ciò significa che deve essere molto sottile e psicologicamente semplice e attraente, più che palese e assurda, essere al tempo stesso discreta ed efficace. Non è un caso che il precursore del marketing e della pubblicità ha origine qui. Se sgarrate, il governo non ha bisogno di perseguirvi: il mondo degli affari, i media, e anche la popolazione stessa lo farà. Non possono incarcervi, torturavi, o farvi sparire (il sistema sta sondando il terreno, però), ma cercheranno di emarginarvi, e rendere molto difficile il funzionare professionalmente e socialmente. E almeno per quanto concerne la popolazione, sono tutori dell'ordine costituito senza rendersene conto. Piuttosto elegante.

Detto altrimenti, sotto il "comunismo" sovietico, tutti dovevano credere senza discussione nel partito, cosa che quasi nessuno faceva; sotto il "capitalismo" US, tutti devono credere senza discussione nel "mercato", cosa che quasi tutti fanno (uso le virgolette, perché nessuno dei due sistemi si avvicina al proprio modello ideale, come invece pretende di fare).

Il settore IT è solo una componente della società e opera all'interno della stessa cultura. Al proprio livello, lo stesso meccanismo è in funzione.

[...]

La conoscenza dei fondamenti e la ragione sono impegnativi e difficili. Disciplinano il ragionamento e limitano la libertà di essere incoerente, vago, confuso; pronunciamenti su questioni non conosciute o comprese sono respinti o ignorati. Il dogma dell'industria/mercato solleva da questa tirannia della conoscenza e della ragione.

[...]

E se pensate che tutto ciò sia limitato ai soli Stati Uniti, non è più questo il caso. (Date un'occhiata a Dumbing Down: Et Tu Europe?) Ecco una e-mail che ho ricevuto dall'Europa:
Le cose stanno peggiorando velocemente, la cosa che maggiormente mi preoccupa è ciò che sta succedendo nel campo dell'istruzione superiore1, che viene riformata per essere "compatibile" con gli "standard" internazionali — in pratica questo significa che il modello americano (bachelors/masters, majors/minors, "crediti" invece di un curriculum, ecc...) è realizzato a livello UE. In realtà, l'Unione europea non ha alcuna autorità/responsabilità sull'educazione. Ma ha una responsabilità sulla "formazione professionale" e cerca di allargarsi all'educazione. D'altra parte, il vero potere nella UE non è con il Parlamento europeo o anche la Commissione europea, ma è del "Consiglio dei ministri" (che possono essere primi ministri, ministri degli affari esteri o dell'educazione come è opportuno per il problema in esame). A livello di ministri dell'istruzione, esiste un accordo denominato "protocollo[sic!] di Bologna", che è una svendita delle università all'industria. Questo va avanti da un bel po' di tempo. Una delle forze motrici dietro a tutto questo è la European Round Table of Industrials[sic!] (ERT - Tavola Rotonda degli Industriali Europei) e un sacco di oscure organizzazioni attorno a loro.

Note

1. Si veda ad esempio: All'ombra della Tavola Rotonda degli industriali - La politica educativa della Commissione Europea, di Nico Hirtt (traduzione a cura di Paola Capozzi)